North of Ireland goes to the poll on March 2

North of Ireland goes to the poll on March 2

On Thursday 2 March people in the North of Ireland will go to the poll to vote for the new Assembly. Following the resignation of Deputy First Minister, Sinn Fein Martin McGuinness, last month, new elections have been called. The north’s largest unionist party, the DUP, had refused to tackle the accusation of corruption it faced and First Minister Arlene Foster, instead of stepping down as she should have done, has preferred to wait for Sinn Fein to resign and so trigger elections.  Now the DUP is increasingly fearful amid predictions that it could fall below the thirty seats it needs to hold on to its veto over political change in the north of Ireland.

Mrs Foster directed attention to what she said was a “very real prospect” that Sinn Fein would emerge as Stormont’s largest party and claimed that would be a “disaster for unionism”. The DUP leader claimed opinion polls suggested it was “neck and neck between Gerry Adams/Sinn Fein and the DUP”. The UUP and SDLP were not running to win, she added, but “to stop the DUP from winning”. She also warned of the possibility of a Sinn Fein justice minister and, ironically, efforts to “rewrite the past” and a “sectarian abuse of power”.

Sinn Fein’s Michelle O’Neill (who will run for Sinn Fein for the post of First Minister) told the DUP leader to “stop fixating on Gerry Adams and Sinn Fein and recognise instead that she is in charge of her party in the region, not Mr Adams”.

O’Neill added: ”I want the institutions to work. Sinn Fein are committed to making the institutions work. We don’t need a new agreement. But we can only be in government with partners who are wedded to respect, equality and integrity,” she said.

The real concern for the DUP is that the party will fall below 30 seats in the reduced Assembly following the poll next Thursday. Under the new rules for this election, all of the constituencies have just five seats, one less than last year. Applying last year’s election results to the new set-up, the DUP is predicted by some commentators to lose up to nine seats, leaving it with 29.
Assuming the Assembly is eventually restored, the DUP will need to enlist the support of other unionists in order to continue to block change. Ms O’Neill warned against political instability in the aftermath of the election. “Political stability has been a key factor when it comes to attracting foreign direct investment, creating jobs, growing our economy,” she said.


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LA STORIA DI ÖZGÜR

Orsola Casagrande. Diyarbakir.«Senti questo odore? E’ l’odore della guerra. Ti prende alla gola, è ovunque ». Il giovane annusa l’aria e invita a fare lo stesso. La guerra ha un odore. Agre, intenso. È l’odore lasciato dagli F16 che sorvolano la città in continuazione. È l’odore delle camionette militari, della polvere della strada di questa città tormentata. Diyarbakir, capitale del Kurdistan turco, più di un milione e mezzo di abitanti (centinaia di migliaia sono profughi interni).

Il giovane parla con un tono di voce sereno. E’ calmo. E ci si chiede come faccia a esserlo visto che ogni giorno ormai potrebbe venire da Ankara la notizia che ha perso il suo appello e potrebbe presto trovarsi in carcere condannato a 12 anni per “propaganda per un’organizzazione illegale”, vale a dire il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan). “No, non sono andato alla manifestazione, l’altro giorno – dice – perché mi hanno vietato di partecipare a manifestazioni politiche per cinque anni”.

La guerra ha suoni così come ha odori. Non è solo il suono degli aerei da guerra diretti verso il Kurdistan del Sud (cioè la regione del Kurdistan in Iraq). E non è nemmeno solo il suono degli elicotteri delle forze armate e di polizia che volano bassi sopra le case. Né il rumore dei carri armati, e se ne possono vedere molti in questi giorni a Diyarbakir.

La guerra ha i suoni che sono le parole spezzate di coloro che ne raccontano gli orrori.

Özgür Da?han (Sipan Amed) aveva 27 anni. Era un guerrigliero del PKK. Ha perso la vita in uno dei recenti scontri. La sua fotografia è su una credenza del salotto di questa casa dove il dolore è tangibile. Gulistan e Mehmet Da?han si siedono sul divano lei, sulla poltrona lui. Con loro altre due figlie. “Özgür è il nostro primo figlio”, dice Gulistan lanciano uno sguardo alla foto. I suoi occhi si riempiono di lacrime. Lei è una madre. E’ già abbastanza doloroso per una madre sopravvivere a suo figlio. Ma a Gulistan Da?han è stato negato anche di vedere suo figlio per l’ultima volta. “Non hanno voluto farmi vedere il corpo – dice – hanno detto non avrei potuto reggere la vista di quel corpo, di quello che gli avevano fatto”. Guarda la foto ancora una volta e aggiunge: “Ma ho visto cosa gli hanno fatto, ho visto le foto  sui giornali”. Ha smesso di mangiare il giorno che ha visto quelle immagini. “La vita – dice – mi ha abbandonato il giorno in cui mio figlio è morto. Ora sto mangiando un po’, ma solo perché ho altre figlie e devo continuare a vivere per loro”.

Le immagini di Özgür ormai senza vita raccontano una storia terribile, quella di una violazione indicibile, di un’offesa su un giovane già morto. Il corpo di Özgür Da?han è stato infatti orrendamente mutilato dopo che il giovane era già morto. “Non so – dice Gulistan Da?han – come un uomo possa fare una cosa simile a un altro uomo”. Rivolge uno sguardo a suo marito, Mehmet, e gli dice di parlare. Lui lo fa, in un tono pacato di voce. Eppure quello che sta dicendo è angosciante. Si tratta di un racconto di brutalità, di violenza disumana. Ma comincia come la storia di uno dei tanti bambini cresciuti in Kurdistan che non poteva rimanere seduto e guardare la violenza e la brutalità che venivano imposte al suo popolo.

“Özgür non è stato indifferente a quello che vedeva attorno a lui. – Dice Mehmet Da?han – Quando era un bambino, alla scuola elementare, un nostro parente, che era un comandante guerrigliero ha perso la vita. Per Özgür la presenza di un ‘martire’ in famiglia ha significato un suo aumento di interesse per la storia kurda e la storia del movimento di liberazione kurdo. Lui aveva studiato ingegneria elettrica, ma il suo vero interesse era la storia. Ha letto tutti i libri disponibili sulla storia kurda, dalle origini, la rivolta di Seik Said [1925. Ndr], il massacro di Dersim [1938. Ndr]. Nell’ultimo periodo che ha passato a casa ha fatto una ricerca molto completa su questo tema. Quando tornava a casa in compagnia dei suoi amici, andavano nella sua stanza, chiudevano la porta e so che parlavano del PKK, della lotta di liberazione”.

Özgür è entrato nel PKK quando aveva 20. Era un giovane sensibile che non poteva stare a guardare la sua gente, amici, parenti subire abusi costanti da parte delle autorità turche.

“Siamo riusciti a vederlo ancora una volta, dopo che era già entrato nel PKK. – dice Mehmet Da?han – Siamo andati in montagna per vederlo. Siamo rimasti 11 giorni. Lui è arrivato l’ultimo giorno della nostra permanenza. Ma ci ha detto che non sarebbe potuto rimanere con noi a lungo perché aveva delle mansioni da svolgere”.

 

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