A FIANCO DEI NO TAV

Orsola Casagrande e Giovanni Giacopuzzi
Il procuratore Caselli chiede ai No Tav di dissociarsi dalla violenza. Bene, lo faccia lui. Chi è violento ? le sue forze dell’ordine che da anni arrestano, picchiano, tengono sotto assedio una comunità o la comunità che – democraticamente – chiede di non fare un’opera dannosa (anche per la salute), costosa e inutile e lo fa portando carte di chi ne capisce di più di queste cose ?
Allora, per favore, procuratore Caselli, prenda le distanze dai violenti.
Violento è il governo di questo paese, qualunque sia il suo colore che predica l’ascolto dei cittadini e la democrazia partecipativa e poi colpisce, vigliaccamente, alle spalle i cittadini …. violenta e la magistratura e il suo braccio armato, la polizia (ai cui vertici in Val Susa guarda caso si mette un agente ‘noto’ per la sua gestione dell’ ‘ordine pubblico’, quel Mortola che tanti a Genova ricordano)….
Nella perversione che ormai caratterizza la politica di questo paese, violento diventa Luca Abbà che per difendere la sua terra (e non per motivi egoistici, è bene dirlo mille volte, ma perché la Tav fa male a tutti non solo alla Val Susa) sale su un traliccio elettrico e, con i “cani da guardia” che lo braccano (invitano a scendere, come dice la versione della polizia), cade e ora è in fin di vita all’ospedale CTO di Torino …
Violente diventano le migliaia di persone che lottano – a suon di documenti che spiegano perché la Torino-Lyon non serve e anzi sia solo la ‘scusa’ per far intascare a imprese senza scrupoli milioni della disastrata europa e dei contribuenti…
Violento diventa chiunque difenda i propri diritti e, illuso, lo fa pensando che democrazia voglia effettivamente dire che la maggioranza (perché in Val Susa, territorio interessato dalla mega opera, ma anche in Italia osiamo pensare) vince…
Il governo tecnico Monti tace. E che dovrebbe dire ? Sta smantellando pezzo per pezzo, in perfetta continuità con i governi precedenti (qualunque il colore, ribadiamolo) le conquiste di anni di lotta, degli operai, dei lavoratori in generale… E allora ?
La lotta del popolo no Tav è la nostra lotta. Lo è stata fin dall’inizio. Per un periodo ne abbiamo condiviso il percorso anche fisicamente, adesso – che per distanza fisica non possiamo essere presenti – lo facciamo con il cuore e la testa e con la consapevolezza che se la violenza (quella vera, dello stato e della polizia) avrà la meglio, a perdere saranno i diritti in questo paese. Il diritto a esistere in primis. Perché lottare per una terra migliore, un ambiente libero (per quanto possibile) da inquinamenti e disastri come il Tav, è questo: diritto a esistere. La lotta no Tav è una lotta contro il sopruso, la prepotenza di chi si crede più forte perché ha le armi (e i soldi). Ma può solo credersi più forte, perché non importa con quanta violenza cercheranno di chiuderci la bocca, ci sarà sempre qualcuno pronto a prendere e alzare la bandiera  caduta in terra lunedì mattina assieme a Luca.


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