TAGLI BUONI NO TAV

Ha senza alcun dubbio colto nel segno l’iniziativa del Movimento No Tav “Diamoci un taglio!”. Ancor prima d’iniziare è riuscita a mettere in crisi tutto l’apparato politico e militare che si nasconde dentro il non cantiere di Giaglione. Dopo aver contrastato in tutti modi l’avanzare e la presenza di quelle reti il popolo No Tav ha deciso di andare in massa e alla luce del sole, armati di cesoie a tagliare quelle recinzioni che sono solo più il simbolo di un potere in affanno, corrotto e arrogante. In molti hanno provato a dire quale strada abbia inboccato il movimento ora, dimenticandosi che fino ad oggi violenza e militarizzazione stavano solo dall’altra parte di quelle reti. Il movimento non ha imboccato nessuna strada diversa da quella che ha sempre percorso e che oggi ripercorrerà se lo riterrà opportuno.

Zone rosse, km di divieti, mezzi militari sono la risposta a una comunità intera che ha deciso un gesto significativo, incisivo nel solco di tutte le altre mobilitazioni che in 22 anni ha fatto. Certo, la giornata è un pò dopata dal post-Roma, ma sappiamo anche bene che in qualche modo i notav fanno paura, e che quindi bisogna alzare qualche altra rete.

5000 euro al centimentro sono le ragioni che portano il movimento a quelle reti con l’intenzione di tagliarle; incalcolabili sono le ragioni di questa lotta che non si arrende.


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COLPI DI STATO A LA TURCA

Una cinquantina di generali e colonnelli turchi in pensione e in servizio sono stati arrestati ieri in una nuova operazione di polizia. Gli arresti sono stati ordinati dai giudici che indagano su due presunti piani di colpi stato, Balyoz (mazza) e Kafes (gabbia). Anche questi golpe rientrerebbero nelle operazioni clandestine di Ergenekon, la cosiddetta gladio turca. I due piani per rovesciare il governo risalgono al 2003 e 2004.

Tra gli arrestati ci sono nomi di spicco della nomenclatura dell’esercito turco. Personaggi di un passato molto recente e che una volta in pensione avrebbero continuato a esercitare pressioni e potere nel tentativo di sconvolgere la vita politica turca. Il generale Ibrahim Firtina (un cognome simbolicamente indicativo, tempesta), comandante dell’areonautica in pensione, già interrogato a gennaio nell’ambito dell’inchiesta Ergenekon. Firtina è stato arrestato a Ankara ma la polizia ha perquisito abitazioni e eseguito ordini di cattura in quattordici città. Tra gli arrestati anche il generale Engin Alan, salito alle cronache per aver guidato l’operazione che nel 1999 ha portato all’arresto del leader del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan), in Kenya. Ma Alan aveva già diretto anche l’operazione Yarasa (pippistrello) che portò alla cattura di uno dei comandanti del Pkk, Semdin Sakik. Quindici anni fa Alan era stato attaché militare a Baku e era stato implicato in un tentato colpo di stato contro l’allora governo dell’Azerbajan. In uno dei documenti relativi al golpe ‘Cage’, rinvenuti dalla polizia nel computer del colonnello in pensione Levent Bektas, Alan è definito “partner fidato”.

Il colpo di stato denominato Balyoz è venuto alla luce a gennaio, grazie alle indagini e alle rivelazioni del quotidiano Taraf. Forse il golpe più elaborato, perché oltre al rovesciamento del governo, a diversi omicidi (gli obiettivi erano giornalisti, politici) prevedeva anche un attentato a una delle più grandi moschee di Istanbul durante la preghiera del venerdì. Balyoz aveva anche una sorta di sotto-golpe, denominata Oraj (bufera) che prevedeva l’abbattimento di un jet turco per alimentare i dissidi con la Grecia .

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