Airaudo: “Il movimento No Tav è un movimento radicato e riconosciuto”

Orsola Casagrande. La politica fa un grave errore a pensare di risolvere questioni come il Tav relegandole a questione di ordine pubblico”. Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom era in Val Susa domenica.

“Una grande manifestazione di gente normale. – dice, lui che con la Fiom è stato al fianco del movimento No Tav dall’inizio – La vera novità di questa giornata è stata quella di aver portato oltre cinquantamila persone in valle in pochi giorni e con il solo tam tam della rete”.

Una premessa questa di Airaudo per dire che “con questo movimento che è tra i promotori della campagna per i beni comuni, non si può pensare di dialogare con delle forzature. Il Tav è visto oggi da tantissima gente in Italia come una lotta di valenza nazionale, non come la battaglia nimby, di difesa del piccolo cortile di casa”.

Non è un caso che tanta gente abbia risposto all’appello del movimento della val Susa.

Questa grande partecipazione è stata possible proprio perché il movimento No Tav è un movimento radicato e riconosciuto. Un movimento in campo da vent’anni, un movimento che non ha mai rotto con le istituzioni pur avendo prodotto autonomie proprie. I comitati popolari sono luoghi di aggregazione veri, che hanno occupato lo spazio lasciato vuoto dalle forme di aggregazione politica tradizionale, i partiti. Questo è un movimento in sintonia con il più recente movimento per i beni comuni, il movimento che ha portato alla vittoria di giugno nei referendum. Il popolo No Tav è un movimento che ha saputo essere a Genova, in rete con altri movimenti territoriali e vicino alle lotte dei lavoratori evitando il riflusso che ha colpito il movimento dei movimenti.

Eppure la politica ha scelto proprio la via dell’ordine pubblico.

Ripeto, questo è un grave errore che espone a rischi grandi. Fatto salvo che la violenza, di ogni parte, va condannata, penso che ci sia un uso di questa vicenda da parte della politica che va ben oltre la necessità per il paese. Sappiamo tutti che i soldi non ci sono per il Tav. Come sappiamo che la linea storica lavora a un tredicesimo delle sue potenzialità. E questo perché le merci di cui tanto si sogna non ci sono e non vanno così veloci.  Oggi quello che si vuole tenere aperto è questo desiderio del tunnel, la Torino-Lyon si sa che non ha alcuna utilità per il paese. Non sarà il Tav a evitare che la Fiat lasci progressivamente Torino e l’Italia.

Eppure anche a sinistra si usano toni violenti, di assoluto non rispetto e considerazione né dei cittadini né delle istituzioni locali che quest’opera non la vogliono.

Quando l’unico terreno su cui si gioca è quello repressivo è chiaro che non si sa come affrontare il problema. Anzi c’è il rischio che si cerchino o si legittimino scorciatoie autoritarie. E questa è un’idea molto pericolosa. La sinistra si fa attraversare e dividere da un’idea di ordine che non le dovrebbe appartenere e alla quale invece dovrebbe contrapporre partecipazione. Domenica c’era tanta gente normale che è stata colpita dalle violenze. Mi è sembrato un po’ come la manifestazione degli studenti a Roma contro l’approvazione della riforma Gelmini. C’è di più che piccole minoranze che cercano lo scontro con le forze dell’ordine sempre e comunque. C’è una partecipazione che va al di là e che dal punto di vista della politica sarebbe sbagliato nascondere. Io Black Block non ne ho visti: mi sembra siano diventati i fantasmi dell’impotenza della politica a affrontare i problemi. Il blocco nero come alibi. Quando sono partiti i lacrimogeni domenica, è stata colpita tanta gente normale. Siamo di fronte a un disagio che andrebbe colto e non incoraggiato o spinto a pratiche disperate. Questo dovrebbe fare la politica, ritornando in Val Susa. Il disagio di tanti va colto e non si può pensare di affidare la mediazione sociale alla polizia. Anche perché penso che per la polizia stessa sia umiliante. Eppure di fronte alla ritirata della politica si opta per l’ordine pubblico.  Siamo di fronte alla polizia che dovrebbe imporre a cittadini consapevoli e informati un’opera di cui si continua a non spiegare quale sarebbe l’esigenza strategica nazionale che impone a questo territorio di essere violato e nessuno sa dire se ci sono i soldi per farla


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