CARCERAZIONE POLITICA BASCA

Mancano ormai pochi giorni alla manifestazione di Bilbao per i diritti dei prigionieri baschi, e le adesioni e le richieste di proibizione continuano come da copione. Con la rivendicazione “‘Euskal presoak euskal herrira eskubide guztiekin. Egin dezagun urratsa’ (Il prigionieri politici nel paese basco, con tutti i loro diritti. Facciamo un passo in avanti),  una piattaforma cittadina ha dato vita ad una compagna di adesioni alla manifestazione, iniziata nel novembre scorso. Nel Paese Basco oltre a migliaia di adesioni individuali, 4500 fino a martedì 4 gennaio, hanno già dato la loro adesione le forze politiche Sinistra Indipendentista, Eusko Alkartasuna Aralar, Altenatiba Abertzale Batasuna e i sindacati ELA e LAB. L’appuntamento di gennaio con la solidarietà verso il prigionieri e prigioniere basche è una consuetudine che si ripete anno dopo anno registrando una adesione di massa che rappresenta un caso unico in Europa. L’anno scorso nonostante fosse stata indetta due mesi prima, la manifestazione promossa dall’ associazione dei familiari dei detenuti baschi Exerat ,  venne vietata dalla Audiencia Nacional pochi giorni prima. Una nuova convocazione questa volta ad opera di forze politiche basche “legali” ,venne autorizzata mettendo in evidenza come in Spagna, sulla questione basca funzioni il “codice penale del nemico” che stabilisce la punibilità non tanto della “azione” ma di “chi” la compie. A Bilbao si diedero appuntamento 44 mila persone come riferirono sia gli organizzatori che i giornali baschi come Berria o Gara . Cifre importanti se si pensa alla brutta abitudine  di gonfiare il numero di adesioni che è un po’ comune anche dalle nostre parti. Una precisione, inoltre, che vuole essere un dimostrazione della realtà del movimento non solo di solidarietà ma anche di chi chiede che vengano rispettati i diritti civili e politici che spettano ai detenuti. E il 30 dicembre scorso 10551 persone, secondo i calcoli forniti da Etxerat, hanno dato vita a manifestazioni in decine di località basche portando i cartelli con i volti oscurati di prigioni prigioniere o esuli baschi. Perché nonostante la stessa Audiencia nacional in una recente sentenza abbia stabilito che l’esposizione di fotografie dei detenuti baschi non è “di per se” apologia di terrorismo, il “Ministro” degli Interni del Governo Autonomo basco, Ares, ha ribadito che la politica proibizionista contro l’esposizione di foto in locali o manifestazioni pubbliche continuerà.  Questa chiusura verso i detenuti baschi ha il sapore più di vendetta che di esecuzione di norme di uno stato di diritto.  Misure di natura “politica” contro un collettivo, quello dei prigionieri baschi, che nonostante la dispersione in decine di carceri spagnole francesi  mantiene una considerevole coesione. Una determinazione che viene testimoniata dalla mancanza praticamente della figura del “pentito” – nella storia della carcerazione politica basca di questi ultimi cinquant’anni i pentiti  a fronte di circa 7000 detenuti non arrivano a una decina. Questo non toglie che non vi siano dissidenze interne come quelle manifestate da una  decina di detenuti baschi in dichiarazioni pubbliche come quella apparsa sul quotidiano DEIA il 20 dicembre scorso, nel quale, questi detenuti, riaffermano la decisione –presa alcuni anni prima – di “abbandonare la strategia di ETA” – “la lotta armata doveva terminare già da tempo”, sostengono. Prese di posizione comunque che sono ancora marginali e che non ottengono miglioramenti nelle diverse posizioni processuali tanto che uno di essi, nel luglio scorso, è stato condannato a 119 anni di carcere. Dove invece ottengono miglioramenti sono nelle condizioni di carcerazione avendo ottenuto permessi di liberta provvisoria. Su queste situazioni il Governo spagnolo vuole creare contraddizioni anche e soprattutto in vista di un processo di soluzione politica al conflitto che scaturita dall’iniziativa della Sinistra Indipendentista e di altre forze politiche basche. Processo sul quale si è espresso il Collettivo dei Prigionieri Politici Baschi affermando che “ha significato il rafforzamento della fiducia nella nostra lotta”. Ma soprattutto, il collettivo, rivendica il proprio ruolo di “agente politico” che  “vuole portare il proprio punto di vista e proposte sul tavolo”. Madrid  sa perfettamente che i prigionieri e  prigioniere baschi attraverso il loro collettivo sono una voce importante nel determinare la natura della soluzione al conflitto e del processo democratico che ne è lo strumento fondamentale. Sia per il ruolo che giocano all’interno dell’area sociale della sinistra indipendentista basca sia per le reazioni opposte che suscitano nelle “Associazioni delle Vittime del terrorismo” ogni qual volta si tocca il tasto della sorte dei prigionieri baschi nel contesto del processo di pace. Per ora il Governo spagnolo è in completa sintonia con queste associazioni anche se la forza dei fatti potrebbe costringere a moderare la politica di chiusura nei confronti dei detenuti baschi.  L’uomo forte del Governo spagnolo il ministro degli Interni e vicepresidente Rubalcaba, per l’associazione dei familiari dei prigionieri baschi, Etxerat “sta applicando la strategia del bastone e del ricatto. Hanno bussato a tutte le porte e hanno mostrato una lettera nella quale appaiono una serie di condizioni, nel caso in cui il prigioniero lo firmi otterrà determinati benefici e nel caso non lo firmasse….Per esempio, stando recluso a Granada, in una sezione assieme a suoi compagni, viene trasferito vicino a Euskal Herria. Rimane là dieci giorni, gli viene presentata nuovamente la lettera, il prigioniero non firma e viene allora inviato a Badajoz, solo ed in peggiori condizioni”. In questo contesto di gioco delle parti, in un paese con il “più duro sistema penale de Europa”, come si vanta Rubalcaba la manifestazione di sabato prossimo a Bilbao rappresenta una sfida sul terreno della politica e dei diritti umani. Una sfida che la Asociacion Victimas del Terrorismo (AVT) rimanda alla Audiencia nacional dove ha chiesto la proibizione della manifestazione per “possibile apologia del terrorismo”.  Insomma come ormai avviene ad ogni manifestazione pubblica che riguardi una parte dei protagonisti del conflitto basco spagnolo, l’incognita sulla sua autorizzazione da parte della giustizia spagnola  rimarrà fino a poche ore dall’inizio.


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