SETTE NUOVI ARRESTI NEL PAESE BASCO

Il giudice Pablo Ruiz, che sostituisce Baltazar Garzon,nella Sala n. 5 della Audiencia Nacional, ha emesso sette mandati di cattura nei confronti di altrettanti militanti del movimento internazionalista basco Askapena, con la accusa di “integrazione in organizzazione terrorista”. Gli arrestati sono Walter Wendelin, Gabi Basañez, Unai Vázquez, Itxaso Lekuona, Rubén Sánchez, David Soto y Aritz Ganboa. Nulla di nuovo quindi. Da quando nel settembre 2009 venivano annunciati iniziative strategiche da parte della sinistra indipendentista, Madrid ha risposto con la chiusura a qualsiasi dialogo e l’aumento della repressione. La cosiddetta strategia a spirale, azione-repressione-azione che ha caratterizzato il conflitto basco spagnolo in questi decenni continua inalterata.  Il Procuratore Generale spagnolo Candido Conde Pumpido questa volta inserisce l’operazione nel contesto delle “protezioni internazionali” mettendo in relazione i sette arrestati con le FARC colombiane. “E’importante lottare contro questo sistema di protezione che il terrorismo ha attraverso connessioni internazionali, in questo caso con le FARC, che è una organizzazione fortunatamente in decadenza che però ha connessioni internazionali”.  Sono da leggere con attenzione i giornali spagnoli on line che riportano quanto le agenzie stampa su indicazione del Ministero degli Interni hanno riportato sulla vicenda. Askapena che è una organizzazione tuttavia legale in Spagna, che promuove la solidarietà nel Paese basco con altri paesi ma anche per informare a livello internazionale la situazione politica del Paese basco, viene presentata come la longa manus internazionale di ETA attraverso la legge del domino: se Batasuna illegalizzata viene considerata parte di ETA, Askapena che viene messa in relazione con Batasuna è controllata da ETA. EL Pais: “La polizia arresta sette membri dell’apparato internazionale di ETA” “La struttura di Askapena si trovava tra le carte di Thierry )”- presunto dirigente di ETA arresto nel 2008”- e l’operazione potrebbe fare luce sulle relazioni ETA FARC”.  L’attività di Askapena è sempre stata pubblica come le sue iniziative internazionali. E qui El Pais cerca di mettere tutto nello stesso sacco come accusare implicitamente i Governi venezuelani e boliviani, attaccati ripetutamente dal quotidiano madrileno, o il movimento mapuche di avere relazioni con ETA.  EL Pais non ha dubbi utilizzando un giornalismo scandalistico, di propaganda, pieno di contraddizioni. L’articolo che annuncia gli arresti si chiude cosi. “I viaggi di ETA. Una delle ultime azioni conosciute del ministero degli esteri della banda terrorista furono i suoi viaggi in Venezuela. Centinaia di brigadistas di Askapena visitarono il paese invitati da associazioni e coordinamenti ufficiali da quando Hugo Chavez arrivò al potere nel 1999. Sono anche conosciuti i loro viaggi in Bolivia. Unai Vasquez, dirigente di Askapena, viaggiò in Bolivia nel 2005 assieme a Ignacio Olaskoaga ex membro di ETA che fu responsabile dell’apparato internazionale di ETA per riunirsi con alte cariche del Governo di Evo Morales”.  Ciò che non dice El Pais, nel chiamare in causa Olaskoaga e quindi ETA, è quanto scrisse lo stesso quotidiano il 18 febbario 2007 e cioè che da “tre anni Olaskoaga si svincolò da questo compito, presunto responsabile internazionale di ETA,” e che nei sui confronti “non esiste alcuna richiesta da parte della giustizia spagnola”.


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“EL COMISARIO” GRIDA E MI DICE CHE MI VIOLENTERA’ UN’ALTRA VOLTA”

 Verso le 4 del mattino del 1 marzo 2011 sfondano la porta. Mi prendono per i capelli e mi trascinano nella sala. Sono con il reggiseno e non mi lasciano vestire durante la perquisizione. Nella sala mi bloccano con violenza e cercano di mettermi le manette. Si arrabbiano perché sono piccole. Mentre sono seduta sul divano mi dicono “Vedrai che cinque giorni passerai”

Mi entrò un po’ di nausea durante la perquisizione del ripostiglio. Mi stringono fortemente sul braccio, mi lasciano degli segni. Mi mettono manette di corda e me le stringono sempre di più.

Mentre usciamo di casa mi minacciano: di non guardare, ne parlare con il mio compagno. Mi portano dove si trovava l’auto e mi proibiscono assistere alla perquisizione.

Mi portano dal medico forense di Bilbao: mi visitano attentamente: ho segni sui polsi per le manette, avevo le vene gonfie e qualche abrasione. Le braccia rosse, per il modo in cui mi tenevano, e rigide.

Mi fanno salire sul Patrol (automezzo in dotazione alla Guardia Civil). Mi obbligano a chiudere gli occhi e me li chiudono loro con una mano. Ascolto che dicono che devono incontrarsi con un’altra auto.

Si fermano. Un guardia civil che si fa chiamare “el Comisario”, viene a prendermi e cambiamo d’auto.  Quella di adesso non è un Patrol, è un’auto normale per lo spazio e l’altezza che percepisco nell’entrare. El Comisario inizia a gridarmi nell’orecchio e a minacciarmi: “Sono militare e sono addestrato ad uccidere”. Mi dice che ho due opzioni: parlare subito, o no. Noto come prendono una borsa e me la mettono sulle mani. Durante il viaggio verso Madrid mi danno colpi e schiaffi sulla testa e proferiscono continue minacce. Mi dicono che adesso si fermano e “ti lascio nuda, ti getto nella neve e ti apro come un canale”. El Comisario si toglie la giacca e inizia a strusciarsi sul mio corpo. L’altro poliziotto che stava al suo fianco “calma”  El Comisario però anche mi minaccia: mi applicano per due volte la “borsa” (viene collocata una borsa di plastica sul capo della vittim,a chiusa attorno al collo, per provocare  asfissia) nel tragitto verso Madrid.

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