PNV E PSOE, UN PATTO DI LUNGA DURATA?

Come era stato previsto PNV e PSOE hanno firmato un accordo che prevede il passaggio di competenze previste dallo statuto di autonomia basco su normative riguardante il lavoro. Un accordo che giunge dopo il sostegno dato dal PNV al Governo Zapatero sulla riforma del lavoro che ha già portato a due scioperi generali nelle province basche indetta dalla maggioranza sindacale basca, ELA, LAB, e di uno sciopero generale nello stato spagnolo indetto da UGT e CCOO per il 29 settembre ma al quale non hanno aderito la  maggioranza sindacale   basca. L’accordo di lunedì scorso ha diverse letture. La prima, non in ordine d ‘importanza, il quasi certo appoggio del PNV alla finanziaria del 2011 che si dibatterà tra breve, appoggio, che visti i numeri nel parlamento spagnolo, è decisivo per il Governo Zapatero. Un secondo aspetto, è il ridimensionamento, all’apparenza, arrivato da Madrid, nei confronti del Governo autonomo basco guidato dal socialista Patxi Lopez. Nonostante ieri abbia sostenuto di accogliere con favore la decisione del PNV di rientrare nei ranghi dello Stato di autonomia e di garantire stabilità alla politica spagnola e di essere stato  il vero artefice di questo passaggio di competenza autonomista, è chiaro che ad apparire come il grande vincitore della partita è stato il PNV. Nonostante all’opposizione il nazionalismo basco ha dimostrato che in fatto di dinamiche istituzionali è ancora l’ago della bilancia. Ed è certo che domenica prossima, 26 settembre nel Alderdi Eguna, il giorno del partito, celebrazione militante gli interventi dei leader del PNV saranno diretti a infondere fiducia a  un base che è ancora scioccata per la perdita del governo della CAV dopo 30 anni. C’è una terza lettura di questo accordo. Riguarda il conflitto politico e l’iniziativa della sinistra indipendentista per un processo democratico. Il PNV si è allineato al Governo Zapatero e autonomo della CAV, cosi come della stragrande maggioranza della forze politiche presenti nel parlamento spagnolo, PSOE, PP, IU, CiU, che hanno considerato insufficienti sia le iniziative della sinistra indipendentista sia l’annuncio di ETA di aver sospeso le attività armate offensive dal marzo scorso che la disponibilità della stessa organizzazione armata a una verifica di un’ alto al fuoco da parte della Commissione internazionale denominata di Bruxelless, tra cui figurano diverse personalità internazionali. Che la strada verso un superamento della violenza da parte di una delle due parti in campo, ETA, sia una esigenza ineludibile espressa anche dalla sinistra indipendentista è chiaro. E quindi chiaro che le prospettive di un cambiamento profondo dello scenario politico,, senza il pretesto della “violenza” come scusa per violare dritti civili e politici, impongono strategie a medio termine. Nonostante le dichiarazioni di principio, almeno fino ad ora, il PNV ha sempre fatto cadere la bilancia dalla parte autonomista e della ragione di stato spagnolo. Se nel passato questa linea politica era giustificata dal garantire una piattaforma, statuto di autonomia, da cui costruire la casa della nazione basca , con il passare degli anni si è consolidato un ruolo di partito garante di una politica liberista in campo economico e di gestione autonomista in quello politico. L’alleato che più ha garantito questo ruolo è stato senza dubbio il PSOE basco, con il quale ha governato la comunità autonoma basca dal 1987 al 1998. Anche nelle ultime, 2006, conversazioni politiche a tre, PNV Batasuna e PSOE, la scelta del PNV era stata chiara a fianco del partito di governo spagnolo. Del resto in quell’occasione a guidare il PNV c’era Imaz, espressione di quelle lobby economiche che hanno dominato il partito nazionalista basco nei momenti delle decisioni importanti. Presidente per un anno, Imaz, fino alla rottura delle conversazioni politiche, per poi divenire presidente di Petronor, una associata della multinazionale petrolifera Repsol.  In questo contesto la strategia per la sovranità e l’indipendenza della sinistra indipendentista ed EA  sembrano spingere il PNV verso una difesa della autonomia come cammino ancora da completare.  Del resto il passaggio della competenza alla autonomia basca sulle politiche del lavoro, presentato come un grande risultato, riguardano attuazione di una normativa legislativa spagnola, lo statuto di autonomia, approvata dalle Cortes, parlamento, spagnole…..32 anni fa. Di competenze ne mancano ancora 32 quindi il cammino autonomista potrebbe essere infi


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