PSOE, PROVE DI SALVATAGGIO CON CATALANI E BASCHI.

Il dibattito sullo “stato della nazione” che si sta tenendo nel parlamento spagnolo è un banco di prova fondamentale per il Governo Zapatero. Una gestione della crisi economica criticata da più parti, prima minimizzata poi affrontata con le ricette della UE e FMI, la ambigua posizione sulla memoria storica ed il caso Garzon e adesso la questione autonomista con in primis la patata bollente dello Estatut catalano. La dimostrazione di autorevolezza di Zapatero in merito alla sentenza del Trbunale Costituzionale che ha invalidato alcuni articoli del nuovo statuto catalano e che ha scatenato le proteste della maggioranza politica catalana, sembra più un’azione istituzionale d’obbligo che un percorso politico voluto. Zapatero dice che “farà eseguire la sentenza” ma allo stesso tempo deve mediare un documento con la sua costola catalana, il PSC, che governa l’autonomia catalana, abbozzando una ipotesi di riforma della costituzione. Un abbozzo e niente più, vista la delicatezza e complessità di una riforma costituzionale, una necessaria cessione al PSC che si deve confrontare con i soci di governo, ERC e ICV, che, seppurcon toni diversi à uno più indipendentista l’altro federalista-, chiedono un maggior impegno nel perorare la causa catalana ma soprattutto nel ridiscutere un assetto costituzionale spagnolo espressione sempre più evidente, di quella che fu, 1978, una mediazione a ribasso nei confronti degli apparati del regime che sulla questione “delle nazionalità” avevano posto aut aut precisi.  Non solo i soci di governo, forse ancor più pressante  la posizione dei regionalisti di Convergencia i Uniò possibili vincitori delle prossime elezioni e che vennero scalzati dal governo della Generalitat nel 2005 dopo 25 anni di governo proprio dal tripartito PSC, ERC,ICV. CiU chiede una sorta di patto tra le forze che hanno appoggiato la riforma dello statuto e la manifestazione di protesta di sabato scorso ottenendo in tal senso la presentazione di una posizione comune nel parlamento spagnolo attraverso il “preambolo” dello statuto di autonomia messo in discussione dal TC spagnolo, tra l’altro, proprio sulla definizione di “nazione” della Catalunya. Se il PSOE deve essere attento con i “suoi” catalani del PSC, sembrerebbe meno sensibile sul versante basco. Qui i voti del PNV, 6, alle Cortes per garantire un sostegno al Governo sono  importanti e nel discorso di Zapatero che ha aperto il dibattito sullo stato della nazione, il riferimento ai nazionalisti baschi è stato esplicito. Il PNV, da parte sua sta cercando di giocare una partita a tutto campo, come è nella sua tradizione. La scorsa settimana attraverso il suo presidente Urkullu ha incontrato il leader del PP Rajoy, in un incontro definito dai due dirigenti politici come “positivo”, nel tentativo di trovare una collocazione dopo la perdita del governo nella CAV, ad opera del “patto di stato” tra PSE e PP ed anche rispetto alle incognite che si aprono con la scelta della sinistra indipendentista assieme ad EA di costituire un polo progressista per la sovranità. Le avance del Governo Zapatero, sono state prese al volo dal PNV il quale cerca di scavalcare il PSE mettendone in evidenza il presunto scarso potere d’azione nella CAV e la sua sudditanza da Madrid. Il portavoce del PNV alle Cortes, Erkoreka, ha detto che se il PNV arriverà ad un accordo con il PSOE, il Governo centrale “passerà sopra il governo autonomo” come se fosse “ una tappeto e senza nessuna difficoltà”.  Le proposte che farà il PNV riguarderanno “storiche rivendicazioni di autogoverno, molte di esse relazionate allo sviluppo dello Statuto di Autonomia”. “sarà un test di credibilità” per Zapatero ha detto Erkoreka. Il portavoce nazionalista basco ha anche detto che una risposta favorevole da parte del Governo aprirebbe le porte ad una collaborazione per portare avanti la legislatura, in sostanza l’appoggio al governo socialista. Il PNV ha anche messo sul piatto della bilancia la necessita di una “base minima di fiducia” tra PSOE e PNV attraverso un patto che preveda per le prossime elezioni municipali e provinciali la formula di rispettare la lista più votata per accedere al governo dei municipi e province, un patto a Madrid che ferirebbe a morte quello nella CAV tra PSE e PP. Il PSOE per tranquillizzare la sezione basca si è affrettato a dire che “rispetta l’autonomia del PSE”.  Parole ambigue visto che di un’accordo per il governo di Madrid si tratta.


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