LA FOSSA COMUNE DE LA MACARENA.

Si torna ancora a parlare della fossa comune più grande dell’America Latina scoperta l’anno scorso nella località del La Macarena nella regione del Meta in Colombia. Dalle testimonianze degli abitanti del luogo e di familiari di scomparsi a causa dei “falsos positivos”, i circa duemila cadaveri che si presume siano interrati sarebbero responsabilità dell’esercito della Colombia.

Nel bel mezzo della crisi diplomatica con il Venezuela dopo che il presidente colombiano uscente, Alvaro Uribe, sostenuto dagli USA, aveva accusato il governo di Hugo Chavez di “ospitare su proprio territorio” gruppi della guerriglia delle FARC, la senatrice colombiana Piedad Cordoba, esponente istituzionale dei movimenti per i diritti umani, ha risposto duramente alle accuse di Uribe che criticò l’incontro realizzato, la settimana scorsa, da una commissione di eurodeputati con famigliari di vittime presumibilmente interrate a La Macarena.

Come riporta la televisione latinoamericana TeleSur, Piedad Cordoba attorniata dai familiari delle vittime, ha detto che “qui ci sono molti degli undici familiari dei ragazzi che furono chiamati a lavorare e poi apparvero assassinati, alcuni squartati e vestiti con uniformi della guerriglia rovesciate . Credo che questa sia la risposta e soprattutto i piacerebbe che il presidente ci desse invece una risposta agli scandali del DAS”, in riferimento alla scoperta di una rete di spionaggio dei servizi di informazione della Presidenza colombiana, agli ordini di Alvaro Uribe, di deputati, magistrati giornalisti e anche ambasciate di paesi latinoamericani.

Il presidente Alvaro Uribe, ha criticato l’incontro della delegazione internazionale, guidata da Piedad Cordoba, asserendo che “qui sono venuti i nemici delle Forza Pubblica della Sicurezza Democratica pochi giorni fa, a alimentare le calunnie contro l’Esercito della patria”. Uribe ha definito la delegazione , di cui facevano parte sei eurodeputati, come “portavoce del terrorismo”.


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Le ultime parole di ?îrîn Elemhulî, impiccata in Iran

?îrîn Elemhulî, impiccata in Iran insieme ad altri 4 detenuti  curdi, ha lasciato questo messaggio prima dell’esecuzione : Vogliono  che io nego di essere Kurda. Mi hanno offerto una collaborazione. Se avessi accettato avrebbero revocato l’ordine, ma io non ho accettato. “
?îrîn Elemhulî, 4 giorni prima dell’ esecuzione aveva scritto una lettera, nella quale scriveva dei suoi tre anni di detenzione.  Lei  a cui non è spettato nemmeno avere un avvocato difensore  ha scritto di terribili torture e violenze dietro quelle porte di ferro.

“Mi impiccano perchè sono kurda. Ho sofferto in carcere le pene dell’inferno e non so perchè mi abbiamo arrestato e perchè mi impiccano.  Solo perchè sono kurda? Sono nata kurda e solo per questo ho dovuto patire le più terribili violenze e torture.” Lei ha scritto che lo Stato iraniano pretendeva che lei negasse la sua nazionalità. ” Se lo avessi fatto, avrei mentito a me stessa. La mia lingua è il kurdo. Sono cresciuta con questa lingua. E loro non vogliono che io parli o  scriva nella mia lingua.”

La vostra tortura è il mio incubo. Nella sua lettera si rivolge anche ai giudici che non le hanno permesso durante gli interrogatori di parlare in kurdo. Negli anni della detenzione, nel carcere femminile di Ewin ha imparato il persiano. ” E per il fatto che io non sapevo parlare bene il persiano e che voi volevate registrare le mie dichiarazioni nella vostra lingua, non avete capito quello che dicevo.” I maltrattamenti che mi avete fatto sono stati di notte i miei incubi e di giorno il mio dolore. In seguito alle torture avevo durante gli interrogatori terribili mal di testa e in alcune giornate non ce la facevo a resistere. Non riesco più a rendermi conto di cosa succede intorno a me e per ore intere non sono più me stessa. E continuamamente sangue dal naso.  Un’altra conseguenza delle tortura è la perdita della vista e continui capogiri.  E non ho il diritto ad avere una cura. Lei  scrive che negli altri carceri iraniani succedono le stesse cose.  Le sue ultime parole prima dell’ esecuzione: Quello che mi avete fatto, non lo avete fatto solamente a me e alla mia famiglia. Lo so. Queste torture le hanno subito anche  Zeynab Celaliyan, Rûnak Sefazade  e tanti altri Curdi. E le madri curde, con gli occhi pieni di lacrime aspettano per giorni e giorni di vedere i loro figli. Ogni volta che squilla il telefono si tormentano pensando di ascoltare terribili notizie. Mio figlio è stato impiccato…….

BOMBARDAMENTI TURCHI, ATTACCO PKK, LA GUERRA CONTINUA

Aerei turchi stanno bombardando da questa mattina le basi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) nelle montagne del Nord

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