EUSKAL HERRIA; UNO SCIOPERO COME CHIAVE DI LETTURA (VIDEO)

Lo sciopero di ieri Hego Euskal Herria, le province basche del sud, ha diverse letture. La prima che sono le province basche ha evidenziare, e cappeggiare le proteste contro i responsabili della crisi economica (finanziaria) e le misure neoliberiste di riforma del mercato del lavoro proposte dal Governo Zapatero. La maggioranza sindacale basca ELA, LAB, ESK, STEE-EILAS, EHNE e Hiru,  che ha indetto la giornata di astensione dal lavoro, è una realtà sociale con un forte peso nelle dinamiche non solo lavorative ma anche politiche. Un dato emerso in questi anni per le dissidenze con la politica dei due maggiori sindacati spagnoli, UGT e CCOO propensi alla concertazione più che alla dialettica capitale lavoro e a una visione centralizzatrice, spagnola,   della trattativa contrattuale. Per questo le proteste di UGT e CCOO contro riforma del mercato del lavoro di Zapatero   si sono tradotte in uno sciopero generale il ….27 settembre. Questa idea di “cogestione” delle relazioni sociali e sindacali ha portato, sia nella CAV sia in Navarra, i governi autonomi guidati dai partiti spagnoli ha forzare l’esclusione della maggioranza sindacale basca dal tavoli di dialogo sociale. Del resto le centrali sindacali basche hanno in questi anni contestato anche il governo della comunità autonoma basca guidato per trent’anni dal Partido Nacionalista Vasco (PNV) per le politiche economiche portate avanti ma anche per essersi di fatto opposto alla creazione di un ambito basco di relazioni lavorative basco.

Il risultato dello sciopero è senza dubbio importante sia per l’adesione ricevuta, i sindacati parlano di un 70 % nell’industria e manifestazioni a cui hanno partecipato 65 mila lavoratori e lavoratrici, sia per il poco tempo nel promuoverlo (la riforma del governo Zapatero fu approvata due settimane fa) (Per maggiori infomazioni sull’adesione allo sciopero clicca qui. Ma anche per aver costretto all’adesione CCOO della CAV che ha manifestato anch’esso la grande adesione dei lavoratori e lavoratrici basche chiedendo alle organizzazioni sindacali basche “ un minimo di convergenza sindacale”.

Il silenzio sostanziale dei giornali spagnoli sullo sciopero di ieri  in linea con quello delle amministrazioni autonome della CAV e della Navarra, è altrettanto significativo. El Pais, El Mundo, Publico avevano ieri ,ed in parte oggi, dato informazione in taglio basso, mettendo in evidenza principalmente gli arresti effettuati dalla polizia autonoma basca contro sindacalisti che partecipavano ai picchetti. Il tenore degli articoli testimonia come la “questione basca”, in tutte le salse, porti i lavoratori dell’informazione spagnoli ha mettere nel cassetto la deontologia professionale. Publico, ha dato la notizia dello sciopero generale con una foto del sindacato CCOO dando ad intendere che era stato principalmente questo sindacato ad indire lo sciopero generale, mentre El Pais pubblicava una scheda sugli scioperi generali svoltisi in Euskal Herria dal 1977 ad oggi con una palese forzatura sui numeri e le motivazioni.Su un dato però El Pais ha fornito una definizione coincidente con i fatti e cioè che gli scioperi generali nel Paese basco sono stati spesso caratterizzati da motivazioni politiche.

E questo è un altro dato che è emerso indirettamente da questo sciopero. L’appoggio ricevuto dai sindacati è venuto dalla Sinistra Indipendentista, Eusko Alkartasun,a Aralar, Alternatiba (una scissione di Izquierda Unida della CAV) e da Ezker Batua (IU della CAV). Il PP ha detto che lo sciopero “voleva paralizzare il paese e danneggiare le imprese”  mentre PNV e PSOE rimanevano muti. Del resto è logica la posizione di questi tre partiti che durante i loro mandato di governo hanno  sposato le tesi economiche che hanno prodotto la crisi attuale. E la maggioranza sindacale basca lo ha manifestato congiuntamente dagli inizi degli 90 con proposte ed iniziative sindacali che contestavano le linee di azione sia del governo centrale che quelli autonomi. L’appoggio di quelle forze che dovrebbero conformare il blocco per la sovranità e progressista è altrettanto naturale poiché il modello di soluzione politica al conflitto basco spagnolo, ipotizzato da queste forze, contempla la possibilità di dare possibilità di attuazione alle proposte politiche di un ampio settore della società basca che ha manifestato a più riprese la necessita di una sovranità politica economica  con una altrettanto fondamentale connotazione sociale. Significativo è anche il fatto che proprio il giorno dopo lo sciopero Aralar accetti la proposta di dialogo con la Sinistra Indipendentista e Eusko Alkartasuna per proseguire in questo processo di confluenza strategica progressista basca.

Perché nonostante i mezzi d’informazione non ne paralino,  la questione basca ha caratteri che non sono riscontrabili in altre parti. Lo puntualizza oggi in un lungo editoriale il quotidiano basco Gara sostenendo che tra i motivi c’è il fatto che  nel Paese basco “i sindacalismo è un’agente sociale e politico di prim’ordine.

“Ieri è tornato a dimostrarlo nelle strade, portando a termine il secondo sciopero generale in poco più di un anno contro i responsabili della crisi ed in favore di altre politiche economiche. Le centrali sindacali basche hanno indicato chiaramente il maggior pericolo degli aggiustamenti e delle riforme avanzati dalla classe politica ed impresariale: il loro carattere strutturale, il salto qualitativo che suppone nella riduzione dei diritti per il lavoratori presenti e futuri. Allo stesso tempo, l’alternativa che promuove la maggioranza sindacale indica anche la necessita di un cambio strutturale però in senso opposto, verso una maggiore distribuzione della ricchezza, in difesa dei servizi pubblici, di una fiscalità progressiva, in favore dei settori meno avvantaggiati…Tutto questo partendo da un concezione di contropotere e dalla convinzione che una trasformazione sociale in tal senso è francamente positiva, più giusta, più democratica e più equa. Però anche dalla coscienza che così lo chiede una gran parte, una maggioranza che sempre più si mostra in modo chiaro, della società basca”.

La tesi su “maggioranza sociale” del quotidiano basco Gara può essere interpretata come una boutade, visto che le forze politiche che hanno appoggiato lo sciopero hanno una rappresentanza istituzionale limitata. Un modo per constatare l’esistenza di questa maggioranza progressista sarebbe, per esempio, togliere il cappio dell’ illegalizzazione a gran parte di questo settore sociale e politico basco. Perché la realtà dei fatti ci dice che mentre il processo di riflessione e di proposta per una soluzione “politica, democratica e pacifica” al conflitto basco spagnolo, della Sinistra Indipendentista assieme ad altre  forze prosegue inesorabile,  il Governo spagnolo, PSOE, con l’appoggio del PP approva  una indurimento della legge sui partiti introducendo nuove misure come l’annullamento di una lista legale se ospita candidati considerati della sinistra indipendentista, “incompatibilità sopravvenuta” che autorizzata la destituzione di un candidato eletto,  o la possibilità di richiesta di annullamento di una candidature fino ad una settimana prima delle elezioni (nella legge si stabiliva fino ad ora il limite con l’inizio della campagna elettorale).  PSOE e PP hanno giustificato questo nuovo giro di vite riprendendo la sentenza del Tribunale di Strasburgo che ha legittimato questa norma liberticida, per “necessita sociale imperiosa in difesa del sistema democratico”

Il PNV dal canto suo, pur chiedendo l’abrogazione della legge sui partiti, cosciente che è stata questa legge a togliergli il governo nella CAV dopo 30 anni, in cambio di un appoggio al governo Zapatero, insite nella tesi che una tregua dell’ ETA non basta o che l’accordo con la Sinistra Indipendentista “è un suicido politico” per EA.

Forse sarebbe più conveniente, visto che quando si parla d’interessi le orecchie si aprono,  per Madrid fare un passo indietro ed aprire la strada verso un dialogo inclusivo e non esclusivo come sembra voler fare fino ad ora. Anche perché i problemi della Spagna non si riducono alla questione basca. In Catalunya , l’infinito iter dello statuto di autonomia catalano, approvato in un referendum popolare, modificato ed approvato dalle Cortes spagnole ed adesso mutilato mortalmente dalla Tribunale Costituzionale ha fatto alzare la voce all’unisono della stragrande maggioranza delle forze politiche catalane, escluso il PP.  Chi dicendo che la sentenza non si accetta chi sostenendo che il “patto della Catalunya con lo stato spagnolo si è rotto”. Insomma, crisi economica, crisi della giustizia, crisi dell’ ordinamento istituzionale. Quando si prenderà atto che la transizione impune dal franchismo alla monarchia parlamentare non fu indolore è probabile che alcune dell’ questioni strutturali irrisolte dello stato spagnolo potrebbero trovare una soluzione…democratica.

Per vedere immagini dello sciopero generale in Hego Euskal Herria clicca qui


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