HONDURAS: ESPULSI MAGISTRATI

Quattro magistrati honduregni sono stati destituiti il 5 maggio scorso per essersi opposti al colpo di stato del giugno 2009 contro l’allora presidente Manuel Zelaya. Ieri  Guillermo López, Ramón Enrique Barrios e Luis Alonso Chévez hanno iniziato uno sciopero della fame ad oltranza nella sede del paralamento honduregno nella capitale Tegucigalpa. Un’ altra magistrata Tirza Flores, inizierà la protesta mercoledì prossimo trovandosi attualmente all’estero per informare sulla situazione che vive il suo paese. In un intervista apparsa sul quotidiano spagnolo Publico, Tirza Flores, dopo aver denunciato la morte di decine di oppositori al golpe ha dichiarato che “ tutti gli honduregni che stiamo nel  fronte di resistenza e tutta l’opposizione temiamo per la nostra vita. Siamo tutti di San Pedro Sula (bastione dell’ opposizione). Dal golpe del 28 giugno scorso cerchiamo di essere giudici indipendenti applicando l’habeas corpus a tutti gli arrestati. Tutti quelli che hanno adottato iniziative contro gli interessi dei golpisti hanno subito rappresaglie”.


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Paese basco: voci di pace, arresti nel mucchio

In una notte di novembre, nei paesi e città del Paese basco, 650 poliziotti e guardia civiles spagnoli, guidati dal giudice istruttore Grande Marlaska, con il seguito di televisioni e giornali, irrompono in 90 abitazioni e centri sociali. 34 ragazze e ragazzi vengono arrestati. Ragazze e ragazzi. I giornali il giorno dopo titolano che Segi l’organizzazione giovanile della sinistra indipendentista, considerata “terrorista” dal Tribunale Supremo spagnolo nel 2007, è stata decapitata. Poi l’omertà, quella per cui la sorte di questi giovani non conta più nulla. La casistica sulle numerose denuncie di maltrattamenti nei commissariati di polizia spagnoli, confermate da organismi internazionali, per i media spagnoli sono invenzioni. Il fatto che una organizzazione giovanile, la più grande le Paese basco, sia stata considerata terrorista pur non utilizzando la violenza come metodo politico, per Governo magistratura e gran parte dei media spagnoli, non è un attacco alla libertà di opinione, ma una misura di “sicurezza nazionale”. Non ETA ma il suo “entorno” vale dire la realtà sociale della sinistra indipendentista basca è il vero pericolo.
I familiari ed amici  viaggiano verso la capitale, dove sono stati trasferiti i giovani.  Con la paura in corpo. Nessuna notizia dei loro familiari. La legge antiterrorismo permette l’isolamento assoluto nelle  mani dei funzionari di polizia per cinque giorni. Madri e padri rimangono da mattina a sera davanti al tribunale speciale dell’ Audiencia Nacional, nel cuore di Madrid, aspettando che i loro figli, dopo essere passati tra le mani di poliziotti e guardia civiles, confermino  dinnanzi al giudice le deposizioni che sono stati costretti a firmare. Quando? Nulla è dato a sapere: Grande Marlaska proibisce dare informazioni sui giovani arrestati. Dopo quattro giorni arrivano i primi 11 che vengono spediti in carcere. Poi altri 12. Per due di loro è libertà su cauzione. Ed infine gli altri 11.
32 inviati nelle carceri spagnole. Nell’euforia “per l’arresto di 34 pericolosi  ragazzi e ragazze indipendentisti baschi”, un veicolo camuffato della guardia civil, con a bordo uno degli arrestati, sfreccia per le vie della capitale spagnola dopo aver eseguito il meticoloso interrogatorio, travolgendo un donna di 84 anni che perderà la vita. Passano due giorni prima che vice sindaco della capitale porga le sue scuse ai figli della donna uccisa.

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