ETA, COMUNICATO CHE FA DISCUTERE

Il quotidiano basco Gara pubblica oggi un comunicato dell’organizzazione armata basca ETA redatto in eushera.   Nella sintesi del quotidiano della sinistra indipendetsita basca, ETA, rivolgendosi ai cittadini baschi, fa una analisi della situazione attuale includendo una dichiarazione di sette punti, nei quali tra altri aspetti, mostra la propria disponibilità a “compiere i passi necessari”, per favorire il cambio politico. Il comunicato che sancisce un appoggio alle tesi della sinistra indipendentista, e dove non menziona l’ultimo episodio dell’ uccisione del poliziotto francese a Parigi martedì scorso,  è stato ripreso da tutti quotidiani spagnoli nelle loro edizioni on line. La lettura che viene fatta dalla stampa spagnola, El Mundo, Pubblico, Correo Español, sottolinea soprattutto la “fantasia di una soluzione poliziesca” che secondo ETA, il Governo spagnolo avrebbe per risolvere il conflitto basco spagnlo. Per il quotidiano El Pais, invece,  ETA “strizza nuovamente un’occhio  a Batasuna in un comunicato dove non rinuncia alla violenza”. Il quotidiano DEIA, del Partido Nacionalista Vasco, risalta che “ETA è disposta a compiere i passi necessari per un cambio politico” frase che viene ripresa in seconda battuta anche dai quotidiani spagnoli.

La “Dichiarazione di ETA” inizia manifestando rispetto a quelle forze che, in questi ultimi mesi hanno cercato di mettere in moto una nuova politica a favore di Euskal Herria, nonostante “la dura situazione repressiva” e “la pressione politico mediatica” . Allo stesso tempo manifesta la sua disponibilità ha collaborare con chiunque voglia costruire uno scenario democratico che garantisca il futuro di Euskal Herria ai quali chiede “passi sicuri” ed “impegni decisi”. “ETA, da parte sua, manifesta che è disposta a compiere i passi necessari sulla strada del cambio politico, nell’ambito che le corrisponde”, afferma nel quarto punto.

ETA riafferma la sua “volontà di risolvere il conflitto”  ed aggiunge  che considera suo desiderio e suo compito raggiungere “una formulazione concordata” affinché la cittadinanza basca decida sul suo futuro “senza nessun limite ne ingerenze” e “costruire su base solide il processo democratico”, che comporti “le garanzie” affinché si possa esercitare il diritto a decidere. Inoltre ETA si riafferma nell’impegno di “paraare con trasparenza e onestà”, che contrappone alla “intossicazione informativa”, che secondo l’organizzazione armata basca, “il Governo spagnolo ha convertito in un’importante strumento politico”. Nella prima parte del testo ETA, dopo aver accusato il Governo spagnolo, di essere responsabile del fallimento delle ultimo dialogo del 2006,  considera che è la sinistra indipendentista l’obbiettivo prioritario degli “attacchi generalizzati ed intensi” messi in atto dopo aver chiuso “la porta alla opportunità di una soluzione democratica”. In questo contesto ETA enumera i fatti di quello che definisce “uno stato di eccezione in Euskal Herria” “sono costanti gli attacchi a diritti civili e politici”, “aumentano la crudeltà contro i prigionieri politici” ed abbondano “i sequestri di cittadini” e gli “interrogatori clandestini”. ETA sostiene che, per l’ennesima volta lo Stato spagnolo “pretende vendere la fantasia di una soluzione di polizia” nonostante “il ministro degli Interni Perez Rubalcaba sa molto bene che oggi, come ieri, l’unica via che garantisca la fine della resistenza basca è il riconoscimento dei diritti di Euskal Herria”. ETA, accusando il Ministro degli Interni spagnolo di “essere abituato alle menzogne ed alla propaganda di guerra”, vuole dare anche un risposta. “Voti o bombe è la sua ultima fandonia –sottolinea ETA-. E la sinistra indipendentista risponde chiaramente: “Voti”, come metodo democratico affinché i cittadini baschi, senza limiti ne ingerenze, ed essendo materializzabili tutti i progetti, decidiamo il nostro futuro”. Un comunicato quindi che contribuisce a riaffermare  e riconoscere la leadership della sinistra indipendentista nel ambito di un processo democratico e che lascia in sospeso quali passi farà ETA per favorire questo cambio politico. Del resto il Governo spagnolo sostenuto da quelli basco e navarro, guidati da una coalizione bipartisan politicamente “contro natura”, PSOE PP, perché il tema basco è questione di stato, non fanno, per ora nessun passo, nella direzione di favorire il processo democratico proposto e  messo in atto, unilateralmente, dalla sinistra indipendentista. Arresti dei suoi dirigenti, proibizioni di manifestazioni e candidature elettorali. Sia il Governo centrale che il Partido Popular e il PSOE alle elezioni municipali del 2011, come traguardo per escludere dalle istituzioni dove è ancora presente, la sinistra indipendentista. L’idea che la pressione sulla sinistra indipendentista attraverso leggi come la Ley de los Partidos sia lo strumento che ha spinto la sinistra indipendentista alla scelta della processo democratico, puà dare frutti a breve termine ma è forviante per una soluzione politica del conflitto, della quale, seppur tra le righe, sono coscienti le stesse autorità spanole. del resto, la riflessione interna al movimento basco segue un percorso ed un dibattito interno che è sempre stato presente, fin dala sua nascita.  Una riflessione che guarda più ai cambiamenti socilogici delle società basca che a pressioni o respressioni del Governo spagnolo con le quali la sinistra indipendetista ha convissuto nei suoi trent’anni di storia.  Il prezzo politico del Governo di Madrid è mantenere in carcere persone ed illegalizzare liste elettorali che hanno pubblicamente espresso e stanno praticando un progetto politico per vie “democratiche e politiche” escludendo “metodi violenti” o “ingerenze” sulle decisioni che deve adottare la pluralistica società basca. Un prezzo quindi avere detenuti politici, incarcerati per le loro idee, nel cuore dell’ Europa.


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