FAI LA LINGUA ALLA CENSURA

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Come si sa, sin dalla sua fondazione nel 1923, la Repubblica di Turchia ha sempre proibito l’utilizzo pubblico di qualunque lingua che non fosse il turco. Per i circa 17 milioni di kurdi residenti in Turchia (più del 20% della popolazione turca) questa è stata una delle più gravi privazioni subite negli ultimi 85 anni. Questa ossessione monolinguistica dello Stato turco ha reso non solo impossibile per i kurdi ricevere almeno parte della loro istruzione in kurdo, o poter studiare la loro lingua e cultura all’università, ma ha di fatto finito per criminalizzare chiunque pubblicasse un quotidiano, una rivista o un libro in kurdo, e chiunque utilizzasse pubblicamente la lingua kurda, come ad esempio un musicista in un concerto, o un politico durante un comizio.

La lingua kurda ha quindi potuto sopravvivere in questi lunghi decenni solo grazie all’ostinazione e all’orgoglio del popolo kurdo, che hanno continuato ad usarlo nella vita privata, nel contesto familiare e delle loro relazioni sociali più intime.

In tempi recenti qualcosa ha cominciato a cambiare: da qualche anno non è più un crimine pubblicare in una lingua diversa dal turco, e dal gennaio 2009 la televisione di stato TRT ha lanciato un nuovo canale (TRT6) solo in lingua kurda. Gradualmente, si è vista aumentare la tolleranza anche verso l’utilizzo della lingua kurda in contesti pubblici, ma ogni anno ancora centinaia di persone devono affrontare cause penali per questioni relative all’utilizzo della lingua kurda (si tratta di fatto di uno degli strumenti più efficaci nelle mani dello stato per attaccare i politici del partito kurdo DTP, soprattutto al livello delle amministrazioni locali).

Nel contesto degli ultimi recenti sviluppi in direzione di una possibile risoluzione pacifica della questione kurda in Turchia, le questioni concernenti lo statuto e la valorizzazione della lingua kurda in Turchia rivestono certamente una posizione di grande importanza.

 

È in questa specifica congiuntura storica che il progetto “Show ur lingua!” del collettivo di artisti e attivisti culturali noto come “Errorist” acquisisce il suo particolare significato. Il progetto consiste di fatto unicamente di un sito web molto efficace e semplice da usare, dove gli utenti sono invitati a mandare una loro foto scattata nell’atto di mostrare la lingua.

Il gesto di mostrare la lingua è sempre stato un segno di disobbedienza e irriverenza verso le norme convenzionali della “buona condotta”. Ma nel contesto turco, secondo la brillante intuizione del collettivo Errorist, questo gesto si carica di un ulteriore significato: affermare esplicitamente il fatto di possedere una propria lingua, e il proprio desiderio di disobbedire alle regole mostrandola a tutti nello spazio pubblico.

 

Oltre a ciò il collettivo Errorist, a partire dal suo indirizzo web stesso (www.qwx2009.org) vuole richiamare l’attenzione sull’assurdità costituita dalla proibizione (ancora vigente, sebbene applicata ad hoc) di utilizzare le 3 lettere “q”, “w” and “x” nello spazio pubblico (ad esempio nei cartelli elettorali), in quanto queste lettere non fanno parte dell’alfabeto turco (ma sono invece fondamentali in quello kurdo).

 

Insomma, per chi volesse saperne di più, o volesse semplicemente mostrare la sua lingua: www.qwx2009.org


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Il 27 giugno 1960 un gruppo antifascista, collocava sei bombe nelle due stazioni del treno di Donostia, in quella di Atxuri di Bilbao (due giorni dopo), in quella del Nord di Barcelona, in quella di Chamartin di Madrid e nel treno postale Madrid-Barcelona. Secondo la nota diffusa dal Ministero de Gobernacion (Ministero degli Interni durante il franchismo), il modus ooerandi in tutte le occasioni fu lo stesso: una valigia abbandonata con un meccanismo che provocava la iniezione di una bomba incendiaria.

Il gruppo che rivendicò le bombe si chiamava Directorio Revolucionario Iberico de Liberacion (DRIL), composto da un amalgama di militanti comunisti, anarchici e guevaristi, diretti apparentemente da militari portoghesi esiliati, tra i quali il generale Humberto Delgado. Unirono le oro forze per denunciare le dittature di Franco e Salazar. Humberto Delgado sarà in seguito sequestrato dalla polizia segreta portoghese e giustiziato in Spagna con la complicità di Franco, nel 1965.

Le prime azioni del DRIL furono a Madrid, nel febbraio del 1960, tutte nello stesso modo: una valigia abbandonata con esplosivi. Gli obiettivi: il Municipio, la statua d Velazquez nel Museo del Prado, la sede della Falange…In una di esse, la bomba deflagrò mentre veniva manipolata da Ramon Perez Jurado, che morì sul colpo. Il suo compagno Antonio Abad Donoso fu arrestato ed altri giovani, Santiago Martinez Donoso e Justiniano Alvarez, riuscirono a scappare, secondo la Polizia. Antonio Abad fu torturato, processato e giustiziato l’8 marzo dello stesso anno. Santiago Martinez, cugino di Antonio Abad, e uno dei due fuggitivi, lavorava per la Polizia spagnola.

Gli obiettivi di Madrid, così come gli arresti posteriori, furono indicati da uno degli integranti del commando che, in realtà, era un poliziotto infiltrato. Si trattava di Abderramán Muley Moré , un falangista spagnolo che, grazie ai servizi prestati, era arrivato fino alla guardia personale di Franco. Il suo nome nel commando fu citato da Santiago Martinez.

Muley, secondo informative interne dello stesso DRIL, era stato infiltrato dalla polizia nei gruppi anti Batista poco prima della Rivoluzione Cubana. Arrivato a Cuba nel 1956 si fece chiamare Manuel Rojas e la polizia franchista lo utilizzò, all’inizio, per infiltrarsi negli ambienti monarchici spagnoli, allora all’opposizione, che negoziavano con Franco la restaurazione.

Con il trionfo della Rivoluzione Cubana, il falso Rojas scomparve per riapparire alla guida di un gruppo repubblicano spagnolo, che dopo alcuni mesi s’integrò nel MLE (Movimiento de Liberacion Español) che a sua volta confluì nella UCE (Union de Conbatientes Españoles). L’infiltrazione fu completata con quella del già citato Santiago Martinez Donoso, ex guardaspalle del dittatore cubano deposto, Batista. Ambedue viaggiarono in Francia e sollevarono già i sospetti del PCE, della CNT e del PSOE nell’esilio.

Martinez Donoso e Abderraman Muley, comunque, riuscirono ad entrare nel gruppo armato del DRIL che pretendeva, come il Che Guevara, promuovere la rivoluzione mondiale.La Spagna, governata allora da Franco, era l’obiettivo. Gli attentati di Madrid furono i primi. Quelli del luglio del 1960 i successivi. Ambedue i poliziotti tornarono a preparare gli obiettivi, assieme ad un terzo poliziotto spagnolo chiamato Augustin Parradas Sicilia. In uno di questi attentati, come è risaputo, morì la bambina Begoña Irroz. Degli otto membri dei commando che collocarono le bombe, almeno tre erano poliziotti infiltrati.

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